Cronaca

Processo Cosentino: Vassallo rincara la dose

Feci ottenere dei fidi ai fratelli Sergio e Michele Orsi dalla banca Monte dei Paschi di Siena di Aversa. Garantii io per loro e il direttore della banca volle vedere a cosa servivano quei soldi e quindi si recò con noi sulla discarica di Parco Saurino 2 e mi disse ‘Gaeta’, allora sono 500 milioni alla Ati Florambiente e 300 milioni di lire alla Socom‘”.

E’ uno dei passaggi chiave della testimonianza in udienza del pentito Gaetano Vassallo, ex imprenditore dei rifiuti organico al clan camorristico dei Casalesi e principale accusatore della ex parlamentare Nicola Cosentino del Pdl, dal 15 marzo in carcere.

Nel processo a carico dell’uomo politico, Vassallo, interrogato dal pm Alessandro Milita, ha spiegato che la filiale aversana dei Monte dei Paschi aveva concesso, tra il 2002 e il 2003, dei fidi sulla base di una sua garanzia firmata in favore dei fratelli Orsi di Casal di Principe, titolari dell’Ati Flora Ambiente, poi divenuta parte privata della spa Eco4, e della Socom, l’impresa edile di Michele Orsi, ucciso dal clan poi nel giugno del 2008.

Sergio Orsi è stato condannato a quattro anni e mezzo nel processo principale Eco4 sull’intreccio tra camorra – politica – rifiuti, da cui si è staccata poi la costola dibattimentale che vede imputato Cosentino.

Dopo aver ottenuto i fidi li portai a parlare con un imprenditore di Firenze, Mariano Fornaciari, titolare della società toscana Italrifiuti – prosegue il pentito – ma lui non volle scendere a patti con loro. Poi gli Orsi e Cosentino mi estromisero dallo smaltimento dei rifiuti perché si doveva realizzare il termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa, territorio degli Schiavone, e io, allora, ritirai la garanzia in banca. Cosentino infatti mi disse che vi erano gli Schiavone al comando e, se non sbaglio, fece anche il nome del cognato Peppe, detto ‘o padrino“.

Vassallo, in sede di esame, ha menzionato come vicini al clan tre politici originari della Agro Aversano. “Facevano parte del nostro tessuto camorristico Nicola Cosentino, Mario Landolfi, forse anche Coronella e un altro politico di Frignano di Alleanza Nazionale – dice – ma non ricordo il nome“.

Si tratta di Italo Bocchino?“, chiede Milita.

Si, Bocchino, uno che ora non c’è più nella politica nazionale. Di queste persone ci si poteva fidare“, ha risposto Vassallo precisando che ciò gli venne detto da “Raffaele Bidognetti detto ‘o puffo, il figlio del boss Francesco Bidognetti in occasione di un mio incontro con lui a Casal di Principe, vicino alla statua di Padre Pio. Andavo da là quando era latitante per risolvere la questione della apertura del mio hotel a Castelvolturno, dove veniva spesso anche Giuseppe Valente, presidente della Eco4 che prendeva ordini da Cosentino e Angelo Brancaccio, il sindaco di Orta Di Atella che alla epoca era del Pd“.

Il pentito ha anche dichiarato che nel periodo successivo al suo pentimento è stato sottoposto a sedute presso uno psicologo: “Con il suo aiuto ho rimosso alcuni ricordi del mio ultimo periodo da affiliato, mentre ricordo bene gli eventi precedenti, diciamo fino al 2004, 2005“.

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