Aversa

“La Maddalena”: un sogno che deve diventare realtà

Il sogno di uno e di tanti

Vuoi sapere il sogno?”, mi risponde Jacopo quando gli chiedo qual è “La Maddalena” che vorrebbero. “Certo che voglio sapere il sogno”, gli dico. Allora il suo sguardo va verso l’orizzonte e i suoi occhi iniziano a brillare. C’è già, a guardarli bene, dentro quegli occhi, un parco urbano e uno spazio di aggregazione sociale. È questo, infatti, che Jacopo e tanti altri come lui, che hanno costituito il comitato “La Maddalena che vorrei”, vogliono realizzare ad Aversa. E questa volta sono determinati a far sì che il sogno diventi realtà.

La storia

La Maddalena, ad Aversa, è un’area accessibile da via Linguiti, che si estende per 17 ettari e confina con i comuni di Lusciano e Trentola Ducenta. Ben dodici ettari sono formati da verde pubblico: è il più vasto polmone verde di tutto l’agro aversano. È un posto suggestivo, affascinante, un po’ misterioso in cui è meraviglioso andarci.

Il plesso centrale fu fondato da Carlo I d’Angiò nel 1269 come Hospitium Lebrosorum su una preesistente e ancor più antica cappella. Nel 1420 fu occupato dai Minori conventuali e nel 1430 fu costruito un meraviglioso chiostro in piperno, ampliato e abbellito successivamente con un pozzetto marmoreo e affreschi, alle volte dei portici, raffiguranti storie francescane. Nel marzo del 1813, per volere di Gioacchino Murat, il plesso si trasformò in “Real Casa de’ Matti” del Regno di Napoli.

L’intera area è di proprietà dell’Asl Ce 2: ci sono alcuni uffici e dipartimenti dell’Asl, il Sert e la storica biblioteca e archivio che contiene preziosi e antichissimi libri e documenti del manicomio. Lo stato in cui versa l’intera area e il parco è di degrado e abbandono.

Il Leonardo Bianchi e la chiamata del Comitato “La Maddalena che vorrei”

All’interno della Maddalena c’è anche un immobile, denominato “Leonardo Bianchi”, che è di proprietà del Comune di Aversa.Il Leonardo Bianchi è stato il primo manicomio del sud Italia; la sua chiusura fu disposta nel 1978 con la famosa legge 180, voluta da Franco Basaglia per ridare dignità, diritti e possibilità di inclusione sociale a migliaia di internati. L’effettiva e definitiva dismissione è avvenuta solo nel 1999. Da allora il complesso è stato abbandonato nel più totale degrado dalle Istituzioni. Alcuni clochard e immigrati vanno a trovare rifugio e a dormire al primo piano dello stabile, pur essendo lo stesso privo di acqua.

Nel 2005 il “Leonardo Bianchi” è stato acquistato per la cifra di due milioni e duecentomila euro dal Comune di Aversa, per volere dell’ex sindaco Domenico Ciaramella, che “non si sa come ebbe questa illuminazione”, commenta sarcastico uno dei ragazzi del comitato. “L’acquisto rientrava nel progetto Urban e l’obiettivo era di farne la casa delle associazioni, quindi il mio sogno – dice Jacopo – è stato messo anche nero su bianco su documenti del Comune”. Il progetto, però, è andato nel dimenticatoio e non se n’è fatto più nulla.

Il bene è quindi pubblico e il comitato “La Maddalena che vorrei”, costituito da singoli cittadini e associazioni, ha deciso di valorizzarlo. Da diverse settimane, i componenti del comitato, armati di scope, guanti e mascherine si incontrano per ripulirne le stanze, diventate nel tempo vere e proprie discariche di immondizia. Ogni pomeriggio, a partire dalle ore 15.00, si danno appuntamento al Leonardo Bianchi per proseguire le attività di valorizzazione del bene. Il lavoro da fare è tanto e cercano aiuto, adesioni e collaborazioni anche da parte altri cittadini. Sui social network hanno lanciato appelli a portare mobili, scaffali, librerie, sedie, tavoli, divani, poltrone, televisori, libri e giochi. L’idea è quella di farne uno spazio di aggregazione sociale.

Siamo aperti anche ad altre idee e proposte. Soprattutto aspettiamo professionisti, ingegneri e architetti, che vogliano aiutarci nell’elaborare un progetto di recupero dell’immobile”.

L’incendio al centro sociale Iskra

Sempre all’interno de La Maddalena e vicino al Leonardi Bianchi, nell’area della ex falegnameria, c’era il centro sociale “La Scintilla Iskra”. I militanti avevano attivato corsi di italiano per immigrati, cineforum, una palestra popolare e adibito alcune stanze a biblioteca e ad aula studio.

Tuttavia, nella notte del 13 febbraio scorso, alcuni ignoti hanno appiccato un fuoco nel pozzo centenario presente nell’area e sono scomparsi gli storici attrezzi e macchinari dell’ex falegnameria.

Tutta l’area è stata recintata e il centro sociale di fatto è stato chiuso e reso inaccessibile. Lo ha deciso la direzione dell’Asl. “Sono stati innalzati, nel giro di poco tempo, diversi muri e cancellate – racconta un’attivista del centro sociale – l’Asl ha speso diverse migliaia di euro per farlo”. “L’esperienza ci insegna invece – dice Jacopo, impegnato anche con Agenda 21 (l’associazione che si occupa di valorizzare la Reggia di Carditello ndr) – che i muri e i cancelli favoriscono l’abbandono, il degrado ed episodi criminali come quelli dell’incendio. Se si vuole valorizzare un bene, la prima cosa da fare è aprirlo, farci andare le persone”.

Le richieste del Comitato

Il Comitato “La Maddalena che vorrei” ha stilato una carta di intenti in cui chiede:

  • L’istituzione di un Parco Urbano sull’intera area della Maddalena, ai sensi della legge 17 del 2003 della Regione Campania;
  • la tutela e la salvaguardia delle caratteristiche territoriali, storiche e ambientali, evitando modificazioni volumetriche degli edifici e impedendo speculazioni e smembramenti dell’area. Tutti gli edifici antecedenti al 1943 presenti nell’area sono infatti beni culturali, sottoposti quindi alla tutela dell’articolo 10 del decreto legislativo 42 del 2004, il cosìdetto Codice dei beni culturali e del paesaggio;
  • la destinazione dell’area ad usi sociali;
  • la preservazione e conservazione della memoria storica dei luoghi, patrimonio della Comunità nazionale;
  • la promozione di una progettazione organica complessiva dell’area, tramite iniziative di sensibilizzazione e aggregazione degli enti territoriali;
  • l’adozione di procedure trasparenti, pubbliche e condivise.

Le leggi, per realizzare alla Maddalena questo sogno, ci sono. Sopra tutte, la Costituzione della Repubblica Italiana, che all’articolo 42 con l’espressione “proprietà pubblica” si riferisce alla proprietà collettiva che ha il suo fondamento nella sovranità popolare.

Francesco Capo )

 

 

 

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