Cronaca Marcianise Sindacato

C’è soddisfazione per la proroga della cassa integrazione per i 350 operai della “Jabil”. Ma urge definire un piano di rilancio aziendale

Continua giustamente a tenere banco nel territorio casertano la vicenda “Jabil”.

Inaugurato nel 1992, il sito di Marcianise ha vissuto fasi alterne durante la gestione del Gruppo Marconi fino alla cessione nel 2006 alla svedese Ericsson che decise di trasferire e concentrare in esso tutte le attività di produzione e distribuzione dei prodotti relativi alle reti ottiche.

Lo stabilimento così è passato tra fasi di continua espansione ed ampliamento della produzione fino al 2010 quando invece la crisi delle telecomunicazioni ha colpito anche il colosso svedese.

Nel 2012 si cerca di avviare un piano di riorganizzazione con la cessione prima del ramo d’azienda della sede lombarda di Vimodrone e, subito dopo, con l’attivazione della procedura di mobilità per 190 maestranze nello stabilimento casertano.

Si arriva alla partnership tra Ericsson e la multinazionale statunitense Jabil che suscita molte perplessità tra i lavoratori: ne conseguono blocchi della produzione, numerose manifestazioni a Roma, oltre 80 ore di sciopero.

Ericcson allora annuncia che avrebbe trasferito dalla Malesia e portato in Italia il programma “Spo” (Smart packet optical), facendo salire a 335 gli addetti che avrebbero potuto conservare il posto di lavoro.

Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm raggiungono a Roma un’ipotesi di accordo che prevedeva la garanzia di non fare licenziamenti per quattro anni e l’assicurazione di commesse da parte di Ericsson per tre anni allo scopo di saturare la capacità produttiva.

Ma le promesse stentano a tradursi in realtà.

Dopo varie manifestazioni, arriva così la cassa integrazione per 350 lavoratori minacciati di licenziamento su 706 unità presenti nello stabilimento di Marcianise.

Fissata in un primo momento per il 23 settembre, la scadenza della cassa integrazione è stata poi prorogata fino al 10 novembre nel mentre la multinazionale USA ha confermato comunque la volontà di licenziare i 350 lavoratori e di ricollocare in altri stabilimenti gli altri lavoratori in esubero.

Venerdì scorso, 17 settembre, si è tenuto un ennesimo incontro tra le parti al Ministero del Lavoro a Roma ove si è deciso un ulteriore spiraglio di ammortizzatori sociali atti a supportare il processo di ricollocazione dei lavoratori e la decisione di ritrovarsi questo venerdì  in Regione Campania per la procedura amministrativa.

Il ritiro della procedura di licenziamento è sicuramente un passo avanti, ma, secondo il sindacato, il  vero tema  per questa provincia, vicenda Jabil a parte, continua ad essere il Lavoro.

Si è certamente raggiunto un accordo – precisano Giovanni Letizia, Segretario Generale Cisl Ust Caserta, e Nicodemo Lanzetta, Segretario provinciale Fim –  che possiamo definire interlocutorio. La Jabil allunga la procedura di licenziamento almeno per portare a casa un altro periodo di cassa integrazione.

E’ questo un tempo che serve a gestire una prima fase, a dare un minimo di tranquillità, non si sa per quanto, al momento la copertura riguarda soli due mesi. Ma restano operazioni di parziale tranquillità, poi dipende se e come cambieranno le condizioni, anche considerando il nuovo governo che sta per entrare.  Nello specifico, la Jabil – continuano – non può ovviamente pensare di riorganizzare solo ed esclusivamente ridimensionando.  A fronte di un piano di ristrutturazione, si dovrà studiare innanzitutto come restare sul territorio,  rilanciare l’azienda,  trovare nuove commesse.

Insomma,  a fronte di un processo di riorganizzazione, bisogna capire se ci saranno i termini per avviare una cosiddetta “fase 2”, non solo con la cassa integrazione che è un ammortizzatore transitorio, ma valutando se il territorio, con l’aiuto di tutti i soggetti -, Confindustria, istituzioni ecc. – sarà pronto a costruire quella fase di crescita, di opportunità lavorativa. 

Dunque, bene la salvaguardia dei posti, bene l’intervento finora del governo, ma – concludono i sindacalisti – il tema che ci interessa riguarda i nuovi sforzi, le azioni che verranno poste in essere da parte di tutti, del Governo nazionale e di quello locale, di quanto si farà per bypassare la fase difensiva degli ammortizzatori e  costruire invece occasioni di lavoro, serie risposte occupazionali”.

Da considerare infine che tale vertenza non interessa solo i 350 lavoratori a rischio licenziamento, ma anche un indotto di circa 900 lavoratori che ovviamente viene travolto da chi arriva sul territorio casertano, chiede e riceve gli incentivi statali previsti e poi porta all’estero le sue produzioni perche economicamente “più conveniente” (come ha fatto a suo tempo la Whirpool che, nonostante tutte le promesse “solenni” fatte in sede di Ministero dello Sviluppo Economico, ha poi portato in Polonia la produzione delle sue lavatrici).

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