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Niente radiocronaca della Casertana, interrotto il nostro domenicale

17 settembre 1989. Allo stadio ‘Pinto’ va in  scena la prima giornata del campionato di serie C1, Casertana-Fidelis Andria. In campo i falchetti schierano tra i pali Grudina e poi di seguito: Grillo, Giordano, Pancheri, Serra, Rocca, Suppa, Romiti, Solfrini, Petrillo e Campilongo. E’ la Casertana dei record, quella delle dieci vittorie consecutive nel girone di ritorno. Quella che sta facendo le prove generali per il salto in serie B. Traguardo che arriverà un anno più tardi. Ebbene in Tribuna Stampa per la prima volta si presentaRadio Prima Rete. In quella giornata di settembre di 23 anni fa, l’emittente dei fratelli Gazzillo stava effettuando la prima radiocronaca in diretta della Casertana. Storia di un calcio che non c’è più. Racconti di un’epoca in cui il calcio è ancora pervaso dal più profondo romanticismo.

18 novembre 2012. Allo stadio di Genzano va di cena la dodicesima giornata del campionato di serie D, Cynthia-Casertana. Tante, troppe le differenze. Quella di categoria non l’abbiamo mai accettata e mai l’accetteremo. Omologarsi al dilettantismo vorrebbe dire essere dilettanti. Anche per chi, per questioni di carta di identità, non ha potuto vivere in prima persona quei momenti che restano impressi in foto tinte di rossoblu. Ma in terra laziale si è andata ad aggiungere un’altra dolorosa discriminante. Dopo più di 23 anni, per la prima volta le radioline dei tifosi sono rimaste mute. Senza radiocronaca. Per fortuna un guerriero come Stefanino De Maria e un testardo come Enzo Gazzillo non hanno mollato. Niente radiocronaca, ma una chiacchierata tra amici in attesa del gol vittoria. Sì, siamo arrivati a questo. Rpr impossibilitata a trasmettere la partita. Alla crisi che attanaglia l’economia italiana, per non parlava nel dettaglio del mondo dell’editoria, si è aggiunto anche un gioco occulto e subdolo: e la frittata è stata servita. Qualcuno ha voluto mettere il bavaglio alla radio casertana per eccellenza.  Perché la libertà di pensiero fa paura. Tanto.

Chi vi scrive può essere tacciato di essere di parte e di ‘inquinare’ volutamente il proprio pensiero. In fondo chi vi parla fa parte da anni della famiglia di Radio Prima Rete. Ma quanto accaduto ieri ha oggettivamente i tratti di qualcosa di stucchevole. Chi ha perso ieri è stata la città tutta. Quella che ama difendere i propri baluardi. Quella che ama la Casertana. Quella che vede nella Casertana un fine e non….un mezzo. Negare la radiocronaca vuole dire mettere fine ad un rito che caratterizza da oltre due decenni le domeniche dei casertani. Vuol dire far sentire più lontani da casa, quei concittadini costretti ad emigrare altrove per cercare fortuna. Vuol dire recidere un cordone ombelicale. Vuol negare due ore di svago a chi non può recarsi allo stadio per motivi ben più seri delle beghe di quartiere a cui stiamo assistendo. I tifosi rossoblu dopo essersi visti negare la consueta differita della partita in tv, dalle logiche di un calcio diventato soltanto un dettaglio al cospetto del Dio denaro, ora devo rinunciare anche a questo. E se questo è calcio. Tenetevelo voi… caro caro. Ma, poi, ti fermi a riflettere, a mente fretta, e pensi che niente e nessuno può privarti di qualcosa che fa parte della tua vita. Quella maglia rossoblu. Quei colori per i quali molti ‘muiono’, ma dietro i quali molti si nascondo…

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