E’ stata davvero una riunione a dir poco “strana” quella del consiglio regionale della Campania.
Incurante dell’inchiesta che coinvolge, assieme al capo della sua segreteria politica, lo stesso governatore Vincenzo De Luca, accusato con altri sei di corruzione, la questione viene frettolosamente liquidata con la laconica formula “comunicazioni del presidente”.
Ma al primo punto dell’OdG c’è un “qualcosa” che il predecessore di centrodestra, Stefano Caldoro, non era riuscito ad approvare: si tratta cioè una legge sul servizio idrico regionale.
In discussione una proposta del movimento “5 stelle” ed una voluta dallo stesso De Luca.
L’atmosfera è stata incandescente e tumultuosa: proteste, occupazione dell’aula, intervento delle forze dell’ordine, urla con il PD a fare “quadrato” attorno a De Luca.
Bocciata quella “pentastellata”, la legge del “Presidente”, fatta di 26 articoli, è stata approvata in meno di mezz’ora con l’approvazione del consiglio articolo per articolo. In aula presenti solo la maggioranza ed i “5 stelle” dopo che il centrodestra ha abbandonato i lavori prima che iniziasse la pantomima della discussione in aula della legge.
Cosa è scritto nella legge, ora approvata?
Nel rapporto nazionale del 2015 l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha indicato un modello a cui tendere e cioè la gestione distrettuale, un modello che piace al governo ed anche al centrodestra. Ed in questa direzione si muove la legge “De Luca”: spariscono così i cinque Ambiti territoriali a favore di uno solo, regionale, suddiviso in cinque ambiti distrettuali. La gestione è spostata nell’Ente idrico campano che diventa il soggetto di governo dell’Ato regionale.
I 550 comuni campani sono costretti a cedere la direzione ad un Comitato esecutivo (organo dell’Eic) in cui siedono in 20 che, a loro volta, scelgono il presidente ed il direttore generale ed affidano la gestione in ogni ambito distrettuale. Una volta accentrate le decisioni, le gestioni pubbliche vicine a una dimensione territoriale potranno essere facilmente scalzate via.
Infine l’articolo 21, prolungando i commissariamenti degli Ato per il periodo transitorio, apre la porta alla possibilità di un nuovo provvedimento (dopo quello già bocciato dal Tar) che consenta alla Gori spa (controllata dall’Acea) di spalmare sulle bollette degli utenti ben 122 milioni di euro di debito.
Insomma il referendum sull’acqua pubblica ed i suoi effetti, di colpo vengono “cancellati”, con tanti saluti alla democrazia diretta.
Presente in aula padre Alex Zanotelli: «La legge creerà – ha affermato – un’agenzia unica che gestirà la governance e le fonti stesse dell’acqua. È una vergogna che il Pd abbia approvato questa legge che è un palese tradimento del referendum e dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato sii”. I loro figli e nipoti li malediranno. Questa norma è la stessa di Caldoro, quella che eravamo riusciti a bloccare. Non ho le prove, ma deve esserci stata una trattativa: il governo Renzi vuole dare la gestione dell’acqua in mano a quattro multiutility: Piemonte e Liguria a Iren; la Lombardia ad A2A; Hera in centro Italia ed Acea al sud».
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, prontamente informato sull’esito della discussione e dell’approvazione della legge, ha commentato: «La legge regionale sul riordino del servizio idrico è molto grave dal punto di vista politico e giuridico. Capisco che il referendum votato da 27 milioni di italiani non piaccia agli affaristi, alle lobby e al sistema, e che quello che ha fatto Napoli, attuando il referendum attraverso Abc, non piaccia. Ma con queste leggi, che sono obbrobri giuridici, si sta sovvertendo la volontà popolare. Ricorreremo mettendo in campo tutte le azioni politico-istituzionali e giuridiche contro una delle prime leggi della Giunta regionale che non poteva che esordire nel peggior modo possibile. Non consentiremo a nessuno, che si chiami Caldoro o De Luca, di mortificare un’esperienza che ci viene invidiata in tutta Italia!».
E sabato 28 novembre i comitati per la difesa dell’acqua pubblica hanno prontamente indetto una manifestazione a Napoli per chiedere il ritiro della legge.



