E’ stato condannato a dieci anni di carcere Francesco Petruolo (nella foto), 46 anni, ex guardia giurata in servizio al centro orafo Il Tarì di Marcianise, accusato di essere stato il basista della rapina messa a segno il 26 settembre 2014 ai danni del caveau dell’istituto di vigilanza Battistolli. Il tribunale lo ha però assolto per quel che concerne l’accusa di sequestro di persona.
Petruolo (difeso dall’avvocato Giuseppe Foglia) fu arrestato pochi giorno dopo la rapina messa a segno da una banda composta da 4 persone che portò via 15 milioni di euro: il bottino fu però recuperato perché i rapinatori furono costretti ad abbandonare il furgone.
I quattro rapinatori erano riusciti ad introdursi, con uno stratagemma, all’interno del “Centro Orafo” e, quindi, ad accedere al deposito, impiegando come “cavallo di troia” un furgone blindato riportante i colori, il logo e il numero di targa di un automezzo dell’Istituto di Vigilanza che quella sera avrebbe dovuto recarsi presso il deposito per effettuare operazioni di carico e scarico di valori.
Dopo aver immobilizzato i due vigilantes in servizio al suo interno, potendo contare sul contributo di un basista interno al centro orafo, la guardia particolare giurata Francesco Petruolo, i rapinatori erano riusciti ad asportare la somma di denaro di 15 milioni di euro circa.
Peraltro, a seguito dell’allarme attivato da altro dipendente della “Battistolli“, in servizio in altra area dello stabile, che si era accorto tempestivamente della presenza della banda di rapinatori attraverso il sistema di video sorveglianza interno, gli stessi rapinatori erano stati costretti ad abbandonare il veicolo e l’intera refurtiva (è risultata mancante solo la somma di 15.000 euro), ed a fuggire a piedi nelle campagne circostanti.
Al termine delle indagini è risultato che la guardia giurata aveva agevolato l’accesso al caveau dei rapinatori e neutralizzato la seconda guardia giurata presente: utilizzando un cellulare “citofono”, Petruolo, per la riuscita del piano criminoso, aveva comunicato ai complici tramite sms tempi e condizioni di accesso al caveau e, arrivato il furgone blindato, aveva aperto la porta blindata consentendo l’ingresso nell’area protetta.
(Giuseppe Perrotta)



