E’ stata una festa, gioiosa, pacifica ed assai colorata.
Stiamo parlando del Gay Pride che, da Piazza Vanvitelli, ha visto sfilare nelle principali strade di Caserta circa duemila persone al ritmo di danza e musica per poi terminare la marcia in piazza Gramsci, all’ombra della Reggia.
Un modo diverso, ma “deciso” per richiedere più attenzione sui diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e di tutti coloro che sono ancora oggi oppressi e discriminati per la propria identità.
Estremamente soddisfatto per la riuscita della parata, il presidente di Rain Arcigay Caserta Bernardo Diana: “Con la manifestazione di due anni fa abbiamo voluto dire ‘noi ci siamo’. Oggi invece siamo in piazza con un messaggio ancora più forte: ‘mettiamoci la faccia’, con il tema ogni bacio è una rivoluzione. Bisogna far capire a tutti che esistiamo come coppie e come famiglie. Eppure – ha continuato – in questi giorni, fino a poche ore dall’inizio dell’evento, siamo stati riempiti di insulti, offese ed anche minacce di morte sui vari social su cui siamo presenti. Ignoti hanno poi strappato alcuni manifesti con l’immagine di ragazzi e di ragazze che si baciano e che avevamo affisso per le strade di Caserta, anche davanti alla nostra sede”.
“Questi fatti comunque non fanno venir meno la soddisfazione per essere riusciti a portare un intero movimento, pacifico e festante, in questa città. Il Pride a Caserta ha avuto il merito di rompere il ghiaccio tra i casertani e la comunità LGBT+: anche in Terra di Lavoro gay, lesbiche, bisessuali e transgender non devono vivere nell’ombra. Possono e devono lavorare, mostrarsi in pubblico, camminare mano nella mano e scambiarsi un bacio: ciò è più che necessario dopo la recente aggressione omofoba di Pasquetta. Non a caso Pride in inglese vuol dire “fierezza”: esso è lo strumento attraverso cui liberarsi della vergogna e delle oppressioni del giudizio sociale. In tutti i Paesi – conclude il presidente di Rain Arcigay Caserta – le manifestazioni della Fierezza rappresentano un sodalizio nella lotta per i diritti: della comunità LGBT+, dei lavoratori, delle donne, dei disabili, dei senza fissa dimora, dei profughi, dei migranti. Qualsiasi disuguaglianza, negazione di diritti o condizione inumana, investe ogni persona in quanto essere umano”.
Quasi del tutto assenti i rappresentanti istituzionali, tranne qualche consigliere comunale, il sindaco di Caserta Carlo Marino e quello di Casal di Principe Renato Natale. “Siamo qui a difesa di tutti i diritti e contro ogni forma di discriminazione. E’ doveroso – ha affermato Natale – per una città come Casal di Principe, dove il diritto alla vita è stato legato per anni a logiche criminali, partecipare a queste iniziative che sono all’insegna della libertà”.
Adesso tutte le attenzioni di Rain Arcigay Caserta saranno rivolte alla gestione e sviluppo del Centro LGBT del Mediterraneo, nato in un immobile confiscato alla camorra.
Si tratta di una villa di tre piani a Castelvolturno facente parte di un gruppo di case che erano di proprietà del boss Francesco Rea fino alla fine degli anni ’90 e che sono poi rimaste in gran parte abbandonate.
Il tentativo è di farne un rifugio per gli LGBT italiani e migranti che sono fuggiti dalle discriminazioni nei loro paesi d’origine per favorirne l’accettazione e l’integrazione nel sud d’Italia, considerando che il rifugio LGBT più vicino si trova a Roma cioè a circa 200 chilometri di distanza.








