“Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Caserta e l’affidamento della gestione del Comune, per diciotto mesi, ad una Commissione straordinaria“: questo è testualmente scritto nel comunicato stampa n.124 del 18/04/2025 diffuso dal Consiglio dei Ministri .
Fu l’allora prefetto di Caserta, Giuseppe Castaldo, a segnalare in un dossier i problemi giudiziari che avevano coinvolto nel giugno 2024 importanti esponenti della giunta Marino e dirigenti di peso del Comune, accusati di aver concorso ad affidare appalti comunali in cambio di favori, soldi e voti, a diversi imprenditori, alcuni dei quali ritenuti vicini al clan camorristico Belforte di Marcianise.
L’indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere guidata da Pierpaolo Bruni portò a diversi arresti al Comune di Caserta tra dirigenti di vertice e dipendenti del Comune nonché l’assessore ai lavori pubblici Massimiliano Marzo ed il vicesindaco Emiliano Casale (arresti poi annullati dal Riesame). Tra le ipotesi accusatorie mosse dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere anche la corruzione elettorale, con voti comprati da imprenditori in favore di politici in cambio di futuri appalti. Ed è in questo contesto che si inserirebbero possibili infiltrazioni, con presunti collegamenti tra persone che sarebbero legate al clan camorristico Belforte e che avrebbero sostenuto le candidature di Marzo e Casale.
Proprio dopo tale indagine arrivò la Commissione d’Accesso, nonostante il sindaco Carlo Marino (a sx nella foto) fosse giunto a parziali ripari azzerando la giunta. Peraltro lo stesso Marino è già sotto processo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere insieme ad altri ex dirigenti e dipendenti comunali per un’altra vicenda del 2021 di appalti di rifiuti truccati in cui è coinvolto l’imprenditore Carlo Savoia, ritenuto dagli inquirenti un colletto bianco della camorra.
E c’è un altro processo in corso da anni che riguarda il parcheggio interrato di via San Carlo, che, secondo la Dda di Napoli, sarebbe stato costruito da un’azienda di Michele Patrizio Sagliocchi, ritenuto vicino al boss della camorra Michele Zagaria. In questo processo è imputato il dirigente comunale Franco Biondi (a dx nella foto), che compare anche nell’indagine della Procura sammaritana del giugno scorso.
L’ultimo procedimento penale riguardante il Comune di Caserta nell’autunno scorso, quando la Commissione di Accesso era già insediata: la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha indagato sugli appalti comunali per il verde pubblico facendo arrestare ancora Biondi e altri dipendenti pubblici (tutti sono oggi in libertà).
Nonostante tutto ciò, lo stesso Franco Biondi, piuttosto che mettersi prudentemente in disparte dedicando la sua attenzione a difendersi dalle numerose accuse ricevute (tra cui la vicenda relativa agli appalti del verde pubblico in cui è implicato anche il fratello Giulio Biondi, per anni dirigente al Comune di San Nicola la Strada), è invece in “piena attività amministrativa” tant’è che il prossimo 28 aprile, quale presidente della commissione, dovrà stabilire i 4 vincitori del concorso interno, ossia riservato a dipendenti già in servizio, per Profilo Professionale di Funzionario di Vigilanza, in pratica per nuovi vigili urbani che assumeranno il primo grado degli ufficiali, ossia quello di sottotenente.
E tutto ciò appare all’opinione pubblica come un vero e proprio “delirio di onnipotenza” che è francamente (…mai un avverbio fu tanto calzante!) assurdo!
“Lo scioglimento dell’Amministrazione Comunale di Caserta deciso dal Consiglio dei Ministri – ha dichiarato Marino in una nota – è un atto di natura politica nonché un atto amministrativo abnorme. Faremo immediatamente una richiesta di accesso agli atti e, successivamente, impugneremo la decisione dinanzi al Tar del Lazio, ricordando che si tratta di una procedura di carattere amministrativo. È un atto contro la città ed i cittadini casertani tutti, istituzionalmente non rispettoso, che avviene con una tempistica particolare, che una città capoluogo non merita”.
In verità, a nostro modesto parere, più che minacciare ora di fare un legittimo ricorso, meglio sarebbe stato fare prima, ma molto prima, un preventivo e radicale “atto di pulizia“: ma tant’è…
Per il momento non resta che attendere la decisione del Presidente della Repubblica ed il conseguente insediamento della triade prefettizia che “governerà” per i prossimi 18 mesi la città di Caserta, precipitata nel baratro più vergognoso ed infamante di tutta la sua storia amministrativa.



