Il virus West Nile si sta allargando a macchia d’olio nelle aree più a rischio dell’Italia, quelle umide, costiere e lagunari.
Dopo il decesso di una donna di 82 anni a Latina lo scorso 20 luglio, altri contagi sono stati confermati e, nell’arco di poche ore, il numero è raddoppiato passando dai 10 certificati dall’Istituto superiore di sanità nel 2025 fino a ieri – con due decessi – ai 21 di oggi.
Sono stati infatti segnalati altri due casi di infezione da virus West Nile nel Lazio – tutti in provincia di Latina – e 9 nuovi ricoveri in Campania – di cui quattro gravi – ricoverati in rianimazione negli ospedali “Moscati” di Aversa e “Cotugno” di Napoli.
Si tratta per lo più di persone che hanno trascorso nei giorni scorsi un periodo di vacanze nella zona di Baia Domizia dove sarebbe stato localizzato un cluster.
Ricoverati in rianimazione al Cardarelli un 80enne napoletano ed un 65enne residente nel Casertano mentre altri due pazienti, entrambi del Casertano di 80 e 68 anni, sono al Moscati.
Sono tutti casi classificati come autoctoni ovvero contratti in Campania e non importati dall’estero.
“Stiamo analizzando bene la situazione sul virus. Il problema c’è ovviamente, ma ad oggi non abbiamo motivo di allarme particolari“, ha detto il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.
Più a rischio, ricordano gli infettivologi, sono i soggetti immunodepressi e con più patologie.
Resta alta l’attenzione sulle misure di prevenzione: oltre ai piani di disinfestazione sul territorio (in particolare nel casertano lungo la fascia costiera domiziana nei comuni di Cellole e di Sessa Aurunca, oltre al territorio comunale di Orta di Atella), sono scattate anche le procedure di sicurezza rispetto alle donazioni di sangue ed i trapianti.
L’infezione – che è trasmessa all’uomo dalle zanzare e che non è trasmissibile da persona a persona – può verificarsi in rari casi anche a seguito di trasfusioni di sangue, trapianti di organi e trasmissione verticale durante la gravidanza.
Aziende sanitarie e ministero hanno fatto scattare le misure previste dal “Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta arbovirosi – Pna 2020-2025“.
Oggi una circolare ministeriale, annunciata nei giorni scorsi, è stata inviata alle Regioni ed anche agli ordini dei medici ed agli istituti zooprofilattici: invita a “potenziare la sorveglianza dei casi umani di infezione da West Nile Virus e Usutu Virus” e “tutte le attività di sorveglianza integrata veterinaria“.
Allerta anche per le donazioni di sangue. Per evitare la trasmissione del virus per via trasfusionale, il Centro nazionale sangue (Cns) ha dato indicazione di effettuare il test per la febbre da West Nile quale alternativa alla sospensione temporanea per 28 giorni della donazione per tutti i donatori che abbiano trascorso anche solo una notte nelle aree interessate dal virus. Comunque la direttrice del Cns Luciana Teofili assicura che le donazioni “sono sicure” grazie alle misure previste e che includono anche test specifici sulle sacche di sangue raccolte nelle province con circolazione del virus. Questo sistema di sorveglianza ha permesso di intercettare dal 2020 al 2024 circa 230 casi di infezione da West Nile tra la popolazione dei donatori.
La prima misura è comunque arginare i vettori, ovvero le zanzare. Il numero dei casi asintomatici, avvertono gli infettivologi, è infatti sicuramente sottostimato
Le piogge intense seguite da ondate di caldo e le rotte migratorie degli uccelli, spiega la Società di Medicina Veterinaria Preventiva, hanno favorito i focolai di West Nile in varie Regioni.
In prima linea anche la Rete degli Istituti Zooprofilattici che sta attuando monitoraggi costanti sugli animali portatori del virus, ovvero dal monitoraggio degli uccelli stanziali bersaglio alla sorveglianza entomologica sulle zanzare, dai controlli clinici sui cavalli alla verifica dei casi di mortalità negli uccelli selvatici.



