Ha urlato contro il cielo, augurato Buon Compleanno a Elvis, raccontato le notti in cui ci sentiamo persi e non c’è nessuno a cui raccontare i nostri guai: Luciano Ligabue, nel concerto di ieri davanti alla Reggia, ha raccontato un po’ tutti noi.
Quasi quarant’anni di carriera, trenta di quel Buon Compleanno, Elvis! da cui è estratta anche Certe Notti, canzone che è ormai un inno generazionale – come lo sono tanti dei suoi pezzi; venticinque album pubblicati, sette libri, e il racconto di un’Italia che con lui ha riso, pianto, amato e curato un cuore spezzato, dalla fine degli anni ’80 a oggi.
Durante il concertone, che segnava tra le altre cose i vent’anni dal primo Campovolo, Ligabue non ha fatto mancare i richiami all’attualità: prima di “Cosa vuoi che sia”, il cantautore ha parlato di cambiamento climatico e dei suoi effetti – esondazioni, alluvioni, frane – chiedendosi, mentre scorrevano i dati dei morti per clima, “ma questi grandi della Terra che ci governano hanno dei figli?”.
E ancora, prima del brano “Il mio nome è mai più”, nato nel 2009 dalla collaborazione con Piero Pelù e Jovanotti, scorrono le scritte “Basta massacri a Gaza”, “Basta massacri in Ucraina”, e “Sudan”. Decisamente meglio di quanto abbia fatto Jova, che “non avendo nulla di intelligente da dire” ha preferito tacere.
Tutto questo, Ligabue ha deciso di portarlo in uno scenario inedito, sullo sfondo della Reggia di Caserta, monumento che ci invidiano in mezzo mondo, facendo un regalo non da poco ai casertani, ai fan, a tutti.
Chi c’era, dice che non lo dimenticherà mai; chi non c’era, era come se ci fosse (e se lo avete perso, potete vederlo qui): una città intera ha abbracciato il cantautore di Correggio per un po’ di giorni – prima del concerto, il buon Luciano ha girato e “assaggiato” la nostra terra -, e per una volta, in barba ai tanti problemi che la affliggono, ha potuto sentirsi fiera.

L’organizzazione è stata ottima: a dirlo sono gli utenti, che si sono sentiti accolti con gentilezza e disponibilità; a confermarlo, anche molti cittadini. Qualcuno ha storto il naso per un po’ di traffico in più, ignorando che l’indotto di eventi del genere non può che fare bene alla città.
Tutto è filato liscio, e non era scontato dovendo accogliere così tanta gente in una città delle nostre dimensioni; soprattutto se consideriamo che un evento di queste proporzioni, forse Caserta non lo vedeva dai tempi di Papa Wojtyla, nel lontano 1992. Quello fu un evento talmente epocale, da ricordarmene perfino io, che all’epoca ero poco più che un’infante.
Nostalgia e ricordi sotto le stelle e davanti Palazzo Reale, quindi, e un colpo al cuore quando Liga, ringraziando di tutto quel calore, ha ricordato i concerti passati fatti a Caserta, citando il Palamaggiò e i tempi in cui si stava stretti stretti nello spazio di un palazzetto.
Per tanti casertani, quel palazzetto ha un sapore ancora più intenso, aroma di un passato che non tornerà e che porteremo nel cuore, teatro non solo di concerti, ma di grandi vittorie e dolorose sconfitte. Come la vita, insomma.
Impossibile parlare di un evento tanto apprezzato e di un cantautore così pervasivo delle nostre adolescenze senza suonare nostalgica e un po’ smielata: concedetemi questa coccola, che di rabbia in giro ne leggiamo già abbastanza.
E approfittiamo di quello che Ligabue ci ha mostrato per ricordiamoci la bellezza della nostra città, che riesce a emergere anche tra il degrado strutturale e umano. Come un fiore ribelle.




