Cronaca Politica Provincia di Caserta

“Noblesse oblige”: arrestato per corruzione il coordinatore provinciale di Forza Italia e sindaco di Arienzo Giuseppe Guida

Corruzione” è l’accusa mossa ai danni del primo cittadino del comune di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia a Caserta Giuseppe Guida, finito ai domiciliari dopo una vasta operazione dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari nella nostra provincia, nell’Avellinese, nel Beneventano e nelle città metropolitane di Napoli e Roma.

Appresa la notizia, il partito del vicepremier Antonio Tajani ha sospeso il proprio esponente sul territorio. Infatti, alla luce della misura cautelare, il responsabile nazionale dell’organizzazione in Forza Italia, il deputato Francesco Battistoni, ha comunicato la sospensione del segretario provinciale del partito a Caserta, “in attesa che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati”, nominando al suo posto Amelia Forte.

Le misure cautelari notificate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta riguardano a vario titolo reati che vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio all’istigazione alla corruzione, dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio ed autoriciclaggio.

Giuseppe Guida in particolare è accusato di aver concesso nel 2019 l’appalto per il servizio di raccolta rifiuti del Comune, ottenendo in cambio un “fattivoappoggio elettorale.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, l’imprenditore di Casal di Principe ed ex consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro, che ha già scontato una condanna a 7 anni per concorso esterno alla camorra, per il legame al clan camorristico dei Casalesi, in particolare in quanto referente economico della fazione Schiavone-Bidognetti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a partire dal 2022, Ferraro sarebbe tornato a operare illecitamente nei settori della raccolta dei rifiuti e delle sanificazioni, ricostruendo il sistema di infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche, tra Comuni e Asl, che era riuscito a creare in passato per conto dei Casalesi.

Una rete corruttiva ramificata grazie alle relazioni consolidate con funzionari e amministratori locali, che avrebbero permesso all’imprenditore di pilotare gli appalti pubblici, ricevendo una percentuale sugli importi delle gare assegnate dagli imprenditori che era riuscito ad agevolare. Per lui è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Secondo gli investigatori, è emerso un vero e proprio “sistema” illecito, particolarmente attivo nei settori della raccolta dei rifiuti e delle sanificazioni. Il meccanismo si basava sulla corruttela di funzionari pubblici e sulla capacità di infiltrazione nella gestione degli appalti. In particolare, nel settore della raccolta dei rifiuti, affidato ai comuni, sono state documentate numerose condotte corruttive realizzate con la complicità di amministratori locali, finalizzate a pilotare le aggiudicazioni in favore di imprenditori compiacenti.

La cosiddetta “rendita” consisteva in una percentuale sull’importo dell’appalto, che veniva retrocessa all’imprenditore dominus del sistema e ai suoi complici. Nel settore delle sanificazioni, invece, la capacità di infiltrazione era favorita dall’esistenza di un “cartello di imprese” che partecipavano alle gare pubbliche alternandosi nella vittoria, secondo una rotazione programmata. In alcuni casi, le ditte vincitrici subappaltavano i lavori ad altri imprenditori coinvolti nello stesso sistema illecito. Tutto il denaro, oltre a essere accumulato, veniva anche recapitato al principale artefice del sistema illecito, grazie alla collaborazione di altri complici che si occupavano della movimentazione e della custodia delle somme.

La svolta sulle indagini sulla corruzione nelle regioni Lazio e Campania è avvenuta a fine 2023 con il sequestro di due milioni di euro in contanti a casa di un imprenditore vicino a Ferraro, ritenuti parte del giro di denaro del cartello di aziende che facevano riferimento all’ex Udeur. 

Tra gli indagati risultano anche l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta, Amedeo Blasotti e l’ex consigliere regionale Luigi Bosco, attuale coordinatore regionale di Azione (il partito di Carlo Calenda), per i quali è stata respinta la misura del divieto di dimora chiesta dalla procura guidata da Nicola Gratteri.

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