Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio ha confermato lo scioglimento del Comune di Caserta respingendo il ricorso presentato dall’avv. Carlo Marino, ex sindaco di Caserta, avverso il decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2025 che dispose lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa e la nomina di una commissione straordinaria per la gestione provvisoria dell’ente per diciotto mesi.
I giudici amministrativi hanno ritenuto fondati gli elementi posti alla base del provvedimento governativo.
Oltre a Carlo Marino si erano costituiti gli ex consiglieri comunali Massimo Russo e Michele Picozzi mentre da parte del Ministero e della Prefettura c’era l’ex consigliere Donato Aspromonte, costituitosi ad opponendum con l’avvocato Luigi Adinolfi che, nelle sue memorie, ha sconfessato i motivi di ricorso presentati da Marino e ribadito con forza la presenza della camorra a Caserta a sostegno delle argomentazioni del Viminale.
Tra gli elementi emersi agli atti ritenuti più gravi dal Tribunale, il sostegno elettorale ricevuto nel corso della campagna elettorale del 2021 a candidati poi eletti da parte di imprenditori e soggetti noti per l’appartenenza ai locali clan camorristici, il rapporto di parentela tra un ex consigliere ed un soggetto con frequentazioni legate al clan camorristico Belforte.
Anche il capitolo degli appalti pubblici è finito al centro delle valutazioni del Collegio: affidamenti per la messa in sicurezza di un collegamento viario, la gestione del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani, servizi socio-assistenziali e la gestione dei parcheggi cittadini sarebbero stati assegnati a imprese ritenute vicine ad ambienti della criminalità organizzata casertana.
Il Collegio ha inoltre ritenuto estremamente significativa la vicenda relativa al dirigente comunale, Franco Biondi, al quale il sindaco continuò ad attribuire incarichi nei settori più strategici dell’ente nonostante il suo coinvolgimento in più indagini giudiziarie e l’irrogazione di misure cautelari.
L’ex sindaco Carlo Marino è stato condannato al pagamento delle spese di lite in favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno e dell’Ufficio Territoriale del Governo di Caserta,per un totale di 3.000 euro complessivi. Le spese invece sono state compensate con le altre parti del giudizi
Ora non resta che sperare che abbia fine al più presto questo baratro, il più vergognoso ed infamante di tutta la storia politico-amministrativa della città di Caserta, in cui è stata trascinata l’intera collettività.



