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Incandidabili l’ex-sindaco di Caserta Carlo Marino, l’ex-vicesindaco Emiliano Casale e l’ex-assessore Massimiliano Marzo: così ha sentenziato il Tribunale sammaritano!

La Prima Sezione Civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto il ricorso presentato dall’Avvocatura di Stato e ha dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco di Caserta, Carlo Marino (nella foto a dx), e dei due ex assessori Emiliano Casale (nella foto al centroe Massimiliano Marzo (nella foto a sn). I tre ex amministratori non potranno partecipare per due tornate consecutive ad alcuna competizione elettorale, sia ad elezioni amministrative che elezioni politiche, europee e regionali.

La sentenza, emessa dal collegio giudicante composto dalla presidente Gabriella Maria Casella, dal giudice relatore Giovanni D’Onofrio e dal giudice Enrico Quaranta, “chiude il cerchio” dopo lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, provvedimento successivamente confermato dal TAR del Lazio che ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco.

Confermato lo scioglimento del Comune di Caserta per “infiltrazione camorristica”: il TAR respinge il ricorso dell’ex-sindaco Carlo Marino

Tra gli elementi chiave evidenziati:

  • sostegno elettorale proveniente da ambienti criminali,

  • presenza ricorrente di soggetti legati ai clan negli appalti pubblici,

  • consapevolezza di tali dinamiche da parte degli amministratori.

Nel merito il Tribunale ha “risposto” con documenti recenti ad una delle obiezioni fatte dai ricorrenti e cioé che il clan camorristico Belforte si sarebbe dissolto. Secondo i giudici di Santa Maria Capua Vetere invece “il clan, lungi dall’essere disgregato, risulta ancora in grado di condizionare le realtà locali“.

Poi, per quanto concerne gli addebiti “personali”, a Carlo Marino è stato contestato un appalto da 707.644 euro per lavori di collegamento viario. Nella sentenza è stato sottolineato che durante l’esecuzione dei lavori l’impresa aggiudicataria, senza comunicarlo alla Prefettura, ha cambiato proprietà ed il nuovo titolare è figlio di un soggetto condannato a 6 anni di carcere per associazione di stampo mafioso con il clan camorristico Zagaria. Non solo. Durante lo svolgimento del suddetto appalto, la stessa ditta con il “nuovo” proprietario ha eseguito anche lavori sul condominio in cui si trova l’abitazione dell’ex sindaco Marino a Puccianiello. Una circostanza che per i giudici “denota la sussistenza di una relazione di conoscenza con un’impresa contigua alla criminalità organizzata“.

A Carlo Marino è stato poi contestato anche il rinvio a giudizio per la gara del servizio rifiuti da 116 milioni di euro. Nella sentenza si riferisce di aver “attraverso ripetuti incontri riservati e contatti telefonici“, predisposto un bando di gara costruito su misura per favorire l’aggiudicazione a società contigue alla criminalità organizzata.

Nella sentenza si parla poi anche dei parcheggi pubblici in città gestiti per anni da società con capitali sociali irrisori e prive di fatturato che si aggiudicano gare milionarie appartenenti ad un nucleo familiare in “regime di oligopolio“, famiglia, secondo i giudici, imparentata con elementi di spicco del clan camorristico dei Casalesi.

Un capitolo a parte – è testualmente scritto nella sentenza – riguarda la gestione del personale dirigenziale“. E qui viene evidenziato il ruolo dell’ingegner Francesco Biondi, dirigente comunale imputato per corruzione aggravata dal metodo mafioso in un’inchiesta che coinvolge il boss Michele Zagaria, che, ciò nonostante, continua a ricevere incarichi strategici dal sindaco Marino nei settori dell’urbanistica, della polizia municipale e dell’avvocatura comunale. Per i giudici questa inerzia configura una responsabilità omissiva: il sindaco non ha contrastato l’infiltrazione mafiosa nella macchina amministrativa comunale

Per quanto poi attiene all’allora vicesindaco Emiliano Casale, gli vengono contestati i continui e costanti contatti durante la campagna elettorale del 2021 con esponenti di una famiglia legata al clan camorristico Belforte che doveva essere poi “ricompensata” – come da intercettazioni telefoniche – con “dare una mano… lavori da trenta, quaranta mila euro“.

Infine Massimiliano Marzo: gli viene contestato l’inserimento nei lavori di manutenzione dei plessi scolastici comunali dell’impresa di un soggetto legato ad ambienti camorristici, impresa costituita in piena campagna elettorale, nel settembre 2021 e nella quale – come emerso dalle intercettazioni telefoniche – Marzo, divenuto assessore, affermava in una telefonata con un suo collaboratore di aver “inserito a lavorare “un suo uomo” “. La sentenza rileva inoltre che la famiglia Marzo – compreso lo stesso ex-assessore – sia proprietaria di una ditta di vendita di materiali edili presso la quale tutti gli imprenditori aggiudicatari di lavori pubblici acquistavano poi tutto quanto loro occorrente per portare a termine i suddetti lavori.

Il giudizio finale è netto: “Si è verificata nel Comune di Caserta una effettiva ed evidente compromissione del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione comunale imputabile a forme di condizionamento indiretto degli amministratori da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso“. Tale situazione, secondo quanto accertato, avrebbe reso l’ente comunale permeabile agli interessi criminali in numerose occasioni, oggetto di analisi da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

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