Neanche il tempo di “riprendersi” dalla decisione del TAR Lazio – che ha confermato lo scioglimento del Comune di Caserta per “infiltrazione mafiosa” respingendo il ricorso presentato dall’avv. Carlo Marino, ex sindaco di Caserta – che sono “rimbalzate” pubblicamente le dichiarazioni del viceprefetto Daniela Caruso che, assieme al prefetto Antonella Scolamiero ed al dirigente economico-finanziario di seconda fascia Agostino Anatriello, forma la triade prefettizia che guida attualmente il capoluogo di “Terra di Lavoro”.
Infatti, dinanzi la commissione parlamentare d’inchiesta sul degrado nelle periferie in missione nelle scorse settimane a Caserta, la Caruso ha denunciato di aver riscontrato in questi mesi una situazione estremamente grave …e desolante che aggiunge ulteriore discredito alla vergogna che già è stata abbondantemente gettata sulla collettività casertana.
Nel parlare di un Ente locale “visibilmente trascurato nel suo scheletro organizzativo” e sempre più carente di personale addetto “sotto un indifferente occhio della gestione politica che ha assicurato a sé ogni profilo interessante, l’immagine politica della propria azione a discapito del governo del territorio”, la Caruso ha riferito di “…un organico composto attualmente da 120 impiegati – a fronte dei circa 600 che ne occorrerebbero – di cui la maggior parte sono demotivati, carenti di formazione, carenti di professionalità, ricoprendo posizioni organizzative non adeguate al loro livello culturale e questo lascia immaginare come siano stati assunti. Chi si trova a osservare in maniera stupita – e dall’interno – una situazione di feudalesimo organizzativo, vede una situazione sicuramente voluta. Non può essere stato un caso che un comune sia stato lasciato, per tanti anni, al totale abbandono”.
Su tutto pesa come un enorme macigno impossibile da scalare il gravissimo deficit in cui versano le casse comunali, “figlio” di ben due dissesti economico-finanziario proclamati dal 2011 in poi e con addirittura un terzo “alle porte”. “Pensare che – continua la viceprefetto – il debito enorme di questo comune che è in pre-dissesto possa essere riempito, ovviato e risolto attraverso altri sacrifici richiesti ai cittadini è impensabile. C’è una situazione di malagestione che si trascina dal 2018, che è l’anno di osservazione del secondo dissesto. I debiti sono talmente grandi, a volte sconosciuti, perché non documentati, e difficilmente rilevabili attraverso l’azione della Commissione straordinaria perché, sostanzialmente, il comune non è un comune trasparente al suo interno“.
E, se tutto ciò già di per se non bastasse, la Caruso ha aggiunto anche un’altra denuncia: “C’è omertà, un’attesa che noi ce ne andiamo al più presto onde evitare guai, compromissioni, di essere chiamati a rispondere di mancanze, di mancate denunce, di mancate segnalazioni. Non troveremo mai nelle stanze del comune, a volte chiuse a chiave da personale in pensione (anche questa è una cosa molto strana), degli elementi concreti da sottoporre alle forze di polizia per le indagini conseguenti, perché sostanzialmente è quasi difficile, impossibile indagare dall’interno”.
Conseguente la conclusione a cui è giunta la commissaria: “Qui il fallimento è della politica. Amaramente devo dirlo perché, che siano di destra o di sinistra le amministrazioni, dal 2011 in poi hanno agito in dissesto”.
Una denuncia insomma durissima e senza appello rispetto ad una situazione incancrenitasi negli ultimi 15 anni e che indica come responsabili tutti i politici di centrodestra e di centrosinistra – con le rispettive amministrazioni – che hanno rivestito la carica di primo cittadino in questo lasso di tempo.
In merito sono intervenute le segreterie territoriali di UIL FP, CGIL FP, CISL FP e CSA che, in un comunicato unitario, respingono con nettezza ogni giudizio che finisca per colpire in modo indistinto le lavoratrici ed i lavoratori comunali.
Nel documento, i sindacati premettono di non voler negare le criticità che da anni interessano il Comune, ma rifiutano che tali problemi vengano “rovesciati” sul personale. “Tali criticità, tuttavia, non possono essere – si legge nel testo – rovesciate indistintamente su un personale che opera da tempo in condizioni particolarmente complesse: organici ridotti, carichi di lavoro elevatissimi, responsabilità crescenti, carenze organizzative e strutturali, continue emergenze amministrative”.
Le sigle ricordano come, nonostante un quadro segnato da anni da dissesti finanziari, emergenze e carenze strutturali, i dipendenti abbiano continuato a garantire i servizi essenziali alla cittadinanza.
«Nonostante ciò, i dipendenti hanno continuato ad assicurare con continuità l’erogazione dei servizi ai cittadini, spesso ben oltre quanto ordinariamente esigibile», sottolineano le organizzazioni, rivendicando il ruolo di “presidio” svolto dal personale nel mantenere operativa la macchina comunale.
Nel mirino c’è il rischio che, a seguito delle recenti esternazioni pubbliche, passi nell’opinione pubblica un’immagine ingiusta e generalizzata dei lavoratori del Comune di Caserta.
I sindacati parlano di giudizi “ingiusti e mortificanti” e invitano ad evitare rappresentazioni sommarie che finiscano per ledere la dignità professionale di chi, pur in condizioni spesso difficili anche sul piano logistico e igienico, ha garantito la continuità degli uffici.
Il comunicato richiama inoltre espressamente le responsabilità maturate nel tempo “sul piano politico, amministrativo e gestionale”, che non possono essere confuse con il comportamento del personale.
Le sigle territoriali di UIL FP, CGIL FP, CISL FP e CSA chiedono che ogni riflessione sullo stato del Comune di Caserta avvenga secondo criteri di “verità, equilibrio e proporzione”, senza trasformare i dipendenti nel bersaglio delle criticità accumulate.
“Il patrimonio umano e professionale interno all’ente – sostengono – va riconosciuto e valorizzato, non mortificato con letture semplificate che rischiano di alimentare ulteriore demotivazione e di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadinanza e lavoratori pubblici”.
In chiusura, le organizzazioni sindacali annunciano che continueranno ad agire unitariamente “in ogni sede consentita dall’ordinamento” per tutelare reputazione, professionalità e dignità delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Caserta, ribadendo che il risanamento dell’ente non può passare attraverso la delegittimazione del personale, ma attraverso il suo riconoscimento ed il pieno sostegno a chi, ogni giorno, garantisce i servizi pubblici essenziali alla comunità.



