A Gricignano d’Aversa e nella provincia di Napoli, militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta hanno dato esecuzione a un decreto di fermo del Pubblico Ministero, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 5 indagati tra cui un’esponente di spicco del clan camorristico Autiero, alias “i Scusuti” (storicamente collegato al clan clan camorristico dei Casalesi) ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, pubblica intimidazione con l’uso delle armi, porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo, aggravati dal metodo mafioso.
Il provvedimento, adottato in via di estrema urgenza nelle more della conclusione delle attività investigative, si è reso necessario alla luce della riscontrata crescente escalation delle condotte aggressive del citato gruppo criminale.
In particolare, l’attività investigativa, sviluppata anche attraverso attività tecniche, ha consentito di accertare l’esistenza di un sodalizio criminale, strutturato sulla base di un organigramma, con l’assegnazione a ciascuno di compiti e ruoli ben definiti.
Nel corso delle investigazioni, uno degli indagati – il 65enne Andrea Autiero, storico capo clan in stato di libertà vigilata, scarcerato nel 2024 dopo aver scontato 33 anni di detenzione, di cui 28 in regime di 41 bis – è stato identificato quale figura apicale del nuovo gruppo, riorganizzatosi a seguito della sua riacquisita libertà.
Unitamente allo stesso risultano indagate altre 2 persone, in riferimento a una ritorsione armata perpetrata nei confronti di un imprenditore e del Sindaco di Gricignano di Aversa, ai danni dei quali avrebbero organizzato una “stesa”, esplodendo colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di un bar della famiglia del primo cittadino e dell’abitazione dell’altra vittima, per vendicarsi di un asserito esposto trasmesso alle forze dell’ordine in cui si denunciavo gli affari illeciti di un sodale.
L’ulteriore sviluppo investigativo ha consentito di bloccare il progetto di ammazzare una donna, commissionato, a fronte del pagamento di una somma di €20.000 (una parte della quale già elargita), dal suo ex compagno al citato capo clan il quale aveva già individuato gli esecutori materiali e predisposto le modalità di dettaglio dell’attentato.
In tale ambito è stato possibile delineare il movente del femminicidio nella ritorsione del mandante per la formalizzazione di una denuncia per stalking e revenge-porn della donna nei suoi confronti nonché nella ossessiva gelosia maturata dopo l’interruzione del loro rapporto sentimentale.
Il GIP presso il Tribunale di Napoli Nord, sebbene non abbia convalidato il fermo, ha ritenuto comunque sussistenti i presupposti cautelari, disponendo nei confronti dei 5 indagati l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.



