La Chiesa di Caserta segue con “attenzione e viva preoccupazione” il procedimento relativo al progetto di dismissione, recupero e riuso del piazzale della cava di calcare (meglio conosciuta come Cava Iuliano) in località Monte, nella frazione San Clemente del comune capoluogo.
A intervenire è il vescovo di Caserta Pietro Lagnese che. in una nota, rilancia le preoccupazioni già espresse nell’agosto del 2025 sul futuro delle colline casertane segnate dalle attività estrattive.
“Ogni autentica riqualificazione – sottolinea il presule – deve evitare nuovo sfruttamento, privilegiando il risanamento e la ricomposizione ambientale”.
Nel mirino ci sono in particolare i contenuti del progetto che, pur essendo presentato come un intervento di riqualificazione ambientale, prevederebbe invece la realizzazione di un impianto destinato a ricevere e trattare ingenti quantità di materiali e rifiuti provenienti dall’esterno.
Una prospettiva che, secondo il vescovo, solleva interrogativi in un’area già profondamente compromessa e caratterizzata da “rilevanti fragilità ambientali e territoriali”. Il Vescovo ricorda l’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco e sottolinea che la crisi ambientale e quella sociale sono un’unica crisi. “Non è moralmente accettabile che, dopo anni di sfruttamento, gli interessi economici prevalgano ancora sul dovere di riparare le ferite inferte al Creato. I benefici non possono restare privati mentre i rischi ed i costi ricadono sulla collettività“.
A destare allarme, scrive Lagnese, sono in particolare “il rischio di frana molto elevato, la vicinanza alle abitazioni di San Clemente, al nuovo Policlinico di Caserta nonché il possibile aumento del traffico pesante, delle polveri e del rumore“.
L’auspicio finale è che il progetto venga esaminato “con indipendenza e rigore“, mettendo al primo posto la salute delle persone, la sicurezza del territorio, la tutela del paesaggio ed il bene delle future generazioni. Perché, conclude il vescovo, “Caserta ha già pagato un prezzo troppo alto allo sfruttamento delle sue colline: è tempo di responsabilità, riparazione e cura“.
Anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Aveta ha esplicitato la sua netta contrarietà all’eventuale realizzazione dell’impianto: “Ho espresso una posizione netta durante la Conferenza dei servizi sul progetto previsto nella Cava Iuliano, a San Clemente: siamo contrari alla realizzazione di un nuovo impianto privato di trattamento dei rifiuti che risponde esclusivamente agli interessi economici dei proponenti e non alle esigenze del territorio”.
“Le criticità emerse sono numerose e non superabili: la vicinanza alle abitazioni, alle scuole e al nuovo Policlinico universitario, il rischio legato alle polveri sottili, il traffico massiccio di mezzi pesanti, l’impatto sulla flora e sulla fauna e le opere di scavo previste in un’area già estremamente fragile. San Clemente – prosegue Aveta – ha subito per anni le conseguenze delle attività estrattive. La provincia di Caserta è già satura dal punto di vista ambientale e impiantistico e ha pagato, anche con il sangue dei suoi cittadini, il prezzo dello sfruttamento e della depredazione del territorio”.
“Non siamo contrari agli impianti pubblici necessari a garantire il corretto funzionamento del ciclo dei rifiuti. Diciamo però no a nuovi impianti privati destinati a trattare materiali provenienti anche da altre regioni, trasformando la provincia di Caserta in una piattaforma nazionale per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti”.
“Nei prossimi giorni – conclude Aveta – depositeremo una proposta di legge per l’istituzione del Parco regionale dei Monti Tifatini, per tutelare, da ogni forma di speculazione, un patrimonio ambientale straordinario. No alle cave ed ai nuovi impianti di rifiuti. Sì al Parco dei Monti Tifatini”.



