Caserta Cronaca

Le mani del clan dei Casalesi sull’Ospedale di Caserta: confermate 13 condanne (anche se con pene ridotte)!

Si è concluso con tredici condanne ed un’assoluzione il processo in Corte d’Appello per le infiltrazioni camorristiche nell’azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta da parte del clan camorristico dei Casalesi – fazione Zagaria.

I giudici napoletani hanno confermato, seppur riducendole, le pene a carico di:

– Bartolomeo FESTA, dirigente dell’Ospedale di Caserta, 8 anni e 2 mesi di carcere (in primo grado: 10 anni e 10 mesi);

– Domenico FERRAIOLO, ex segretario del Pd di Piedimonte Matese ed ex assessore comunale nella Giunta di Vincenzo Cappello a Piedimonte Matese, 8 anni ed 1 mese (in primo grado: 8 anni e 6 mesi);

( Domenico Ferraiolo )

– Vincenzo CANGIANO, 8 anni  (in primo grado: 8 anni e 6 mesi);

– Orlando CESARINI, fratello di Luigi, ex sindaco – anni ’80 – di Piedimonte Matese, 8 anni (in primo grado: 8 anni e 6 mesi);

– Remo D’AMICO di Caserta, 7 anni e 6 mesi (in primo grado: 10 anni);

– Luigi IANNONE, 7 anni e 3 mesi (in primo grado: 7 anni e 6 mesi);

– Raffaele DONCIGLIO, 7 anni (in primo grado: 9 anni);

– Elvira ZAGARIA (sorella del capoclan Michele), condannata a 7 anni di carcere (in primo grado: 8 anni);

– Giuseppe GASPARIN, ex sindaco di Caserta e dirigente amministrativo ASL, 3 anni e 6 mesi (conferma della condanna di primo grado);

( Giuseppe Gasparin )

– Rocco RANFONE, 2 anni e 3 mesi (in primo grado: 2 anni e 6 mesi);

– Giuseppe PORPORA, 1 anno (in primo grado: 1 anno e 6 mesi);

– Ida DE PALMA, 2 mesi (in primo grado: 3 mesi);

– S. D. R., 2 mesi (in primo grado: 6 mesi);

Unico assolto Antonio Della Mura che in primo grado era stato condannato a 2 anni e 6 mesi.

Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, il gruppo criminale si era gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale, “trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”.

Ritenuto centrale dagli inquirenti il ruolo svolto da Elvira Zagaria, sorella del boss ed ex latitante Michele Zagaria.

 ( Elvira Zagaria )

Secondo gli inquirenti, a seguito dell’arresto di tutti i membri maschi della famiglia e la morte del marito Francesco Zagaria, negli ultimi due anni era toccato a lei il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dalle attività delle imprese del clan camorristico.

Un’organizzazione che, stando a quanto riscontrato dagli investigatori, sarebbe nata nel 2006 quando Francesco Zagaria, cognato dell’allora latitante Michele, riuscì a far nominare un suo uomo di fiducia – Luigi Annunziata, poi deceduto – quale dirigente generale dell’ospedale.

Da quel momento Francesco Zagaria avrebbe assunto il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nel nosocomio casertano, dando vita ad un cartello di imprese mafiose, ancora oggi operante.

( Bartolomeo Festa )

Secondo la DDA, il “centro nevralgico delle attività criminali” è stato ritenuto essere l’ufficio del dirigente dell’unità operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa. Quest’ultimo, in carica dal 1 gennaio 2006 anch’egli per volere di Francesco Zagaria, aveva il compito, coadiuvato da gran parte degli impiegati del suo ufficio, di truccare i bandi di gara e gli atti ad essi equipollenti per favorire gli imprenditori del clan i quali, a loro volta, dovevano versare periodicamente parte dei guadagni così ottenuti nelle mani degli Zagaria.

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