Senza passato, è difficile ipotizzare un futuro. Lo sanno benissimo dalle parti di Via Laviano, dove sorgono le fondamenta di quella che si è consolidata come una vera e propria istituzione del territorio: il Tennis Club Caserta. Il circolo nasce nel 1959 e, cavalcando i leoni del tempo, si avvale della legge di conservazione di massa: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Proprio così, una delle icone dello sport casertano non ha mai smarrito la sua identità, l’ha salvaguardata e protetta per riportarla alla comunità di appartenenza a cadenza annuale, tranne rarissime eccezioni, attraverso un appuntamento fisso: Gli Internazionali Femminili di Tennis Città di Caserta. Lo abbiamo già sottolineato più volte, ma la connotazione mondiale della manifestazione è una medaglia da appuntarsi al petto e gonfiarlo al tempo stesso. Un vanto per gli organizzatori, con una rinomata accoglienza a tenniste provenienti da ogni landa a travalicare i confini sportivi e portare in dote il miglior attestato di stima, racchiuso in una semplice esclamazione: “Grazie, ci vediamo il prossimo anno”.
Sono tantissime le giocatrici che hanno cerchiato in rosso sull’agenda l’appuntamento all’ombra della Reggia, chi non torna è perchè a Caserta è sbocciata e di regale ha trovato altri palcoscenici, di levatura e categoria fisiologicamente diverse rispetto a un ITF75. Secondo principi di meritocrazia spicciola, anche Caserta potrebbe aspirare a qualcosina in più, ma nella stratificata scala gerarchica tennistica non bastano i tanti complimenti. Servono strutture che il capoluogo di provincia campano ancora non ha a disposizione. Oggi, in futuro chissà. Non chiude le porte a un disegno più grande Aurelio Scotti, presidente del Tennis Club Caserta, che ha legato a doppio filo le mire espansionistiche della competizione con quelle relative alla nuova sede del circolo.
“Inanzitutto questo è un torneo importante. Oltre i 60.000 dollari c’è anche l’ospitalità che ci costa altri soldi, circa 25.000. Facciamo questo torneo da 37 edizioni, da oltre 40 anni perchè poi ci sono stati dei fermi tipo il Covid. La volontà di crescere sicuramente c’è, questo è un circolo piccolo con tre campi quindi già organizzare questo torneo è già impegnativo. E’ evidente per tutti c’è un organizzazione rodata e perfezionista su tutto, ci sono giocatrici che ogni anno vengono volentieri, tutto lo staff arbitrale, il pubblico. Anche in una sede piccola e raccolta, riusciamo a fare un bell’evento. La possibilità di un upgrade è sicuramente nelle nostre intenzioni, tra l’altro negli anni scorsi ci è stato proposto di fare un WTA125 ma con tre campi diventa complicato. Cercheremo in futuro di allargarci, di avere un altro campo. La volontà c’è, vedremo come poterci allargare con la nuova sede per ospitare eventi più importanti”
Come dicevamo, una consapevolezza del passato per guidare meglio la direzione da dare al proprio futuro. Nel mentre, tanti complimenti come costanti iniezioni di fiducia e sprono per fare ancora meglio. Interrogato in merito, Aurelio Scotti sembra essersi abituato al rumore degli applausi circa la sua organizzazione, rincarando la dose e sostenendo come Caserta possa essere d’esempio anche al di fuori dell’Italia: “Non c’è un complimento in particolare, posso dire l’ultimo. Quelli per la serata in terrazza fatta per le giocatrici: una bella atmosfera e musica dal vivo. Vengono qui da tanti anni e ormai sono di casa. Noi abbiamo tantissimi contatti sui social, tanti apprezzamenti che sono evidenziati dai report che fa il supervisor ogni anno. Siamo stati presi come modello in Europa come organizzazione, ci hanno chiesto di esportare questo nostro modello di accoglienza”
In 37 edizioni gli Internazionali di Caserta hanno annoverato un parterre de roi interessante per quanto concerne sia l’albo d’oro che le semplici, e talvolta sfortunate, militanze nel torneo. Si sprecano i ricordi con la partecipazione nel 2015 di Jasmine Paolini, oppure la finale persa da Paula Badosa nel 2017. Tathiana Garbin, attuale capitano della nazionale di Billie Jean King Cup, è stata l’ultima italiana a vincere a Via Laviano, mentre Hailey Baptiste, vittoriosa tre anni fa, è attualmente n.26 del ranking. Un elenco che esalta, con moderazione, ovviamente il n.1 del circolo che sottolinea anche il ruolo da nave scuola che il torneo ha su queste atlete: “Costituiamo la base per un trampolino di lancio importante nel circuito WTA. Ormai siamo abituati, non fa più effetto. Abbiamo avuto una Steffi Graaf quindicenne, è un orgoglio nostro creare delle occasioni per far migliorare queste ragazze.”
La Caserta sportiva appare attualmente come le tessere del domino: ne tocchi una, viene coinvolta anche un’altra. La storica sede e cuore della manifestazione tennistica dovrebbe avere le valigie in mano da tempo, ma nella realtà dei fatti così non è. Un trasloco implicato dal progetto quiesciente del “Nuovo Stadio Pinto”: un connubio tra calcio e tennis che attualmente ha le fattezze di una matassa ancora instricata. Ai nostri microfoni, due anni fa, era intervenuto l’ex presidente del circolo Massimo Rossi ribadendo la sua totale disponibilità a spostare la sede, ma confermando come di concreto non si fossero mossi grandi passi. Un biennio dopo, l’alternanza al timone del tennis casertano è avvenuta, ma la lunghezza d’onda è la medesima con le parole di Aurelio Scotti sulla questione: “Noi siamo totalmente disponibili nei confronti delle istituzioni amministrative e del concessionario che dovrebbe realizzare il nuovo stadio. Non dipende da noi, la realizzazione della nuova sede dove traslocare nè l’inizio dei lavori. Quando ci sarà la possibilità la possibilità, come dicevo prima, sarà un’opportunità per migliorare la logistica. La location è stata prevista ed è stata progettata dallo studio di ingegneria che si sta occupando del progetto, ma le autorizzazioni amministrative e lo start dei lavori dipendono dall’amministrazione comunale. La nuova sede dovrebbe essere alla Saint Gobain.”
Tennis e calcio, calcio e tennis. Due sport italiani attualmente agli antipodi, con racchetta e palline all’apice, mentre il pallone rasenta i minimi storici con la terza esclusione consecutiva dai mondiali. Sulla dicotomia, Scotti si è espresso così: “Il tennis sta vivendo un momento di gloria e visibilità assoluta, merito della federazione che da anni sta operando bene e il modello Italia è seguito in tutto il mondo. C’è un lavoro attento e scrupoloso, devo dare atto al presidente Binaghi che ha creato una squadra vincente e un modello vincente. Non bisogna neanche essere disfattisti per il calcio, ci sono dei cicli nello sport e sicuramente faranno di tutto per risalire con la nazionale di calcio. Rimane lo sport più amato, più seguito, anche se il tennis ha pari dignita e questa è una cosa bella perchè nessuno sport ha mai avuto pari dignità. I nostri tennisti sono diventati idoli, come lo erano dei calciatori. Questo fa bene alla nostra società, perchè lo sport dà sempre esempi positivi”



