Ennesima tragedia su un luogo di lavoro: a Marcianise Antonio Coletta, un giovanissimo lavoratore originario di Maddaloni, ha perso la vita rimanendo schiacciato da un bobcat in via Pergolesi durante le attività per la realizzazione della rete in fibra ottica per conto di un’azienda con sede a Santa Maria a Vico.
I soccorsi, pur se prontamente intervenuti, non hanno purtroppo potuto fare nulla se non costatarne il decesso.
Il giovane – che a breve avrebbe compiuto 22 anni – sarebbe stato investito fatalmente dal bobcat in movimento guidato da un suo collega che è stato, a sua volta, immediatamente trasportato all’ospedale “Anastasia Guerriero” di Marcianise in seguito ad un malore.
La dinamica dell’accaduto è ancora in fase di ricostruzione e saranno soltanto gli accertamenti a chiarire con esattezza cosa sia successo e le circostanze esatte nelle quali si sia verificato l’incidente.
A comunicarlo la CGIL di Caserta che, in un comunicato, dichiara:
“Antonio Coletta aveva 21 anni. Un’età nella quale si dovrebbe avere davanti tutta la vita, non una morte sul luogo di lavoro.
Saranno le indagini a ricostruire con precisione quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Ma c’è una cosa che sappiamo già: un ragazzo è uscito di casa per andare a lavorare e non è più tornato.
È questo il punto da cui dobbiamo partire. Perché non possiamo continuare a chiamare semplicemente “tragedia” ciò che accade nei luoghi di lavoro. Non possiamo considerare inevitabile che chi lavora debba mettere in conto di non tornare a casa.
In questa provincia il contatore delle morti sul lavoro continua drammaticamente ad aggiornarsi.
Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità, colleghi che dovranno convivere con quello che è accaduto.
E ogni volta ci ritroviamo a pronunciare le stesse parole: dolore, cordoglio, sicurezza, prevenzione, accertamento delle responsabilità. Ma le parole, senza interventi concreti, non salvano nessuno.
La CGIL Caserta chiede che venga fatta piena luce sulla morte del giovane lavoratore e che siano verificati tutti gli aspetti dell’organizzazione del lavoro: le condizioni del cantiere, le procedure adottate, la formazione, le misure di prevenzione, la gestione degli appalti e dei subappalti.
Ogni morte sul lavoro deve essere indagata fino in fondo, rifiutando ogni scorciatoia che parli di tragica fatalità. E soprattutto chiediamo che si intervenga prima che accada.
La sicurezza non può diventare una priorità soltanto quando arrivano i soccorsi, non può essere una clausola sulla carta, né un adempimento burocratico da assolvere.
Deve essere parte dell’organizzazione quotidiana del lavoro, verificata e garantita con controlli effettivi.
Servono più prevenzione, più vigilanza, più ispettori e risorse adeguate per gli organismi che devono controllare. Serve intervenire sulla qualità degli appalti e sulla catena dei subappalti, perché non può essere il lavoratore, soprattutto quello più giovane e più esposto, a pagare il prezzo della compressione dei tempi e dei costi.
Un appalto, un cronoprogramma, il profitto, non possono e non devono valere più di una vita!
E allora basta con le dichiarazioni di circostanza pronunciate dopo ogni morte basta con la sicurezza evocata nei convegni e dimenticata nei cantieri, basta con l’idea che si possa intervenire soltanto dopo che qualcuno ha perso la vita.
La prevenzione deve arrivare prima dell’incidente, i controlli devono arrivare prima della tragedia, la sicurezza deve venire prima di tutto.
Oggi una famiglia piange un ragazzo di 21 anni e noi non vogliamo limitarci a esprimere il nostro cordoglio. Vogliamo che questa morte interroghi davvero le istituzioni, le imprese e tutta la filiera del lavoro.
Perché un ragazzo di 21 anni dovrebbe avere davanti il proprio futuro; non dovrebbe morire per andare a lavorare.
La CGIL Caserta, nello stringersi alla famiglia di Antonio e nel rendersi disponibile a qualsiasi necessità, continuerà – conclude il comunicato – a chiedere verità e responsabilità, ma soprattutto continuerà a pretendere che la sicurezza diventi ciò che deve essere: un diritto concreto di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore e non una promessa da ripetere dopo ogni funerale”.
La tragica morte di Antonio Colella allunga un elenco che si accresce purtroppo, di volta in volta, anche sul territorio casertano.
Lo scorso giugno a perdere la vita è stato un 23enne marcianisano, Francesco Dergano, durante un intervento di manutenzione su un carrello elevatore all’interno di uno stabilimento di Trentola Ducenta.
In precedenza un altro lavoratore di Marcianise, il 39enne Pompeo Mezzacapo, padre di tre figli, ha perso la vita il 31 dicembre del 2024 a Gricignano d’Aversa, schiacciato da un muletto mentre movimentava merci.
Ancora: il 12 gennaio 2023 il 22enne Antonio Golino, anch’egli di Marcianise, rimase schiacciato da un bancale mentre veniva movimentata della merce all’interno di un’azienda di Caivano.
Insomma, una strage continua che, nonostante le “promesse” che cose del genere non abbiano più a ripetersi con l’intensificarsi della sorveglianza e della prevenzione, sembra invece non avere purtroppo mai fine!



