Musica

La fine “maledetta” di un grande dell’heavy metal

Il 19 marzo del 1982, alle ore 9.00, il mondo del metal e del rock in generale perdeva una stella nascente.

Il suo nome, oggi divenuto leggenda, era Randall William Rhoads, conosciuto da amici e parenti come Randy Rhoads.

Fin dai primi anni, Randy dimostrò un talento innaturale verso la chitarra e, proprio grazie alle sue capacità, venne ingaggiato prima dai Quiet Riot, poi da Ozzy Osbourne, deciso a lanciare la sua carriera da solista dopo il divorzio dai Black Sabbath.

Tutti quelli con cui aveva lavorato erano entusiasti di lui, sia per il suo talento, sia per la sua personalità adorabile.

Quando Ozzy lo ingaggiò, Randy aveva già due dischi alle spalle (Quiet Riot e Quiet Riot II), ma neanche lui avrebbe immaginato un successo tale al fianco di Ozzy.

Finalmente nel 1980 esce il primo disco da solista di Ozzy,”Blizzard of Ozz” in cui spiccano le canzoni Crazy Train, Mr. Crowley e Suicide Solution, tutte e tre con assoli composti da Randy.

Esaltato dal successo, Ozzy dà un seguito al suo debutto nel 1982 con il disco “Diary of a Madman”.

Durante il tour a supporto del disco, mentre la band e la road crew si dirige a Orlando sul tour bus, l’autista Andrew C. Aycock decide di fare una sosta a Leesburg, nel cortile della sua abitazione, il “Flying Baron Estates“, composta da tre abitazioni e un hangar contenente un Beechcraft Bonanza F-35, un aereo da diporto.

Aycock, che aveva un passato da pilota di piccoli aeromobili, invita i passeggeri del bus a fare un giro sull’aereo. Sul bus, oltre a Ozzy e Randy, erano presenti anche Rudy Sarzo, Don Airey, Rachel Youngblood, Sharon Arden (moglie di Ozzy), Tommy Aldrige, Wanda Aycock, Andrew Aycock e il manager. Il primo giro fila liscio, il secondo invece no.

L’aereo, dopo aver sfiorato per tre volte di seguito il bus, va a sbattere contro un pino e poi si schianta contro l’abitazione che prende velocemente fuoco. I passeggeri, Randy e Rachel Youngblood e lo stesso Aycock, muoiono subito dopo l’impatto.

Nel mondo si spegne una fiamma ardente a soli 26 anni.

Ancora oggi, un dubbio inspiegabile mi assale: perché sono sempre i buoni a morire?

(Mario Barbato)

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