Caserta

Muto lascia la direzione dell’Ospedale di Caserta dopo il commissariamento

Dopo il commissariamento dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, deciso dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, è finito in modo “brusco” il mandato di Luigi Muto (nella foto) alla guida dell’azienda ospedaliera a seguito del provvedimento del prefetto Carmela Pagano (che aveva in precedenza formulato al ministro dell’Interno la proposta di scioglimento dell’organo di direzione del Sant’Anna e San Sebastiano, ai sensi della normativa antimafia) per dare spazio all’insediamento dei tre commissari prefettizi per la gestione provvisoria.

Si tratta del prefetto Cinzia Guercio, responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza presso il ministero dell’Interno; Michele Ametta, dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze, in servizio presso la Ragioneria generale dello Stato; l’ingegner Leonardo Pace, dirigente del Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Campania, Puglia, Basilicata e Molise.

Muto si era insediato a luglio 2014 su nomina del governatore Stefano Caldoro, dopo un commissariamento che durava dal 7 novembre 2013 a seguito dell’arresto del direttore generale Francesco Bottino nell’ambito dell’inchiesta della Dda su intrecci tra politica, camorra e colletti bianchi per l’assegnazione degli appalti nella sanità casertana. Quella tranche di inchiesta ha portato a 24 arresti (tra le persone colpite, il consigliere regionale del Pdl, Angelo Polverino, tutt’ora ai domiciliari).

Contestualmente, nel lasciare la direzione dell’Azienda Ospedaliera, l’avv. Muto ha reso pubblica una sua lettera di commiato:

In queste ore mi accingo a lasciare l’incarico di Direttore Generale dell’A.O.R.N. “Sant’Anna e S. Sebastiano” di Caserta per effetto di un provvedimento d’iniziativa prefettizia che vede coinvolta l’Azienda per una situazione giudiziaria in un periodo precedente alla mia nomina con  ricadute anche nella gestione da me condotta.

La gravità dei fatti rilevati in sede di accertamento da parte della magistratura valutali dalla Prefettura, tuttora ignoti alla direzione dell’Ospedale, ha indotto le competenti autorità ad un esame dell’attività finora svolta dal responsabile di questo Ente e, pur nell’evidenza di un inversione di rotta avviata, si è ritenuto che i poteri di amministrazione di cui l’organo di gestione in carica è dotato non fossero sufficienti a garantire la tenuta del cambiamento nel senso dovuto.

Appare quindi palese che poteri straordinari e molto specifici siano necessari per rimettere questo nosocomio sui binari della correttezza dai quali aveva deragliato verso la corruzione e altri reati.

Le considerazioni che precedono non mi permettono di entrare nel merito di un atto i cui presupposti trovano origini assai distanti dalla gestione attuale di pochi mesi  e le cui conseguenze hanno inciso anche sull‘attività svolta nell‘ultimo periodo.

Ho vissuto con particolare intensità e attenzione l’esperienza casertana di Amministratore dell’Azienda Ospedaliera lavorando con collaboratori che hanno poi contribuito in modo significativo a farmi comprendere la singolarità dei comportamenti di chi mi ha preceduto.

Ringrazio costoro che mi sono stati accanto e che mi hanno seguito con difficoltà, in una nuova visione dell’Azienda che, per il breve periodo, non ha tuttavia potuto vedere i frutti dell’impegno profuso dalla nuova direzione strategica.

Ho provato a dare un nuovo stile alla Direzione Generale e ho indicato un modo diverso  di lavorare in un’ottica aziendalistica sconosciuta alla maggior parte degli operatori, ho cercato di mettere tutta la passione e la tensione morale verso la creazione di un modello organizzativo che, avendo il paziente al centro degli interessi dell’attività aziendale, fosse anche elemento di stimolo e coinvolgesse maggiormente i lavoratori, le persone verso un senso di responsabilità sociale.

Questo tipo di impegno e di lavoro richiede però tempi di maturazione più lunghi di quelli che ho avuto a disposizione, ma sono fiducioso che le capacità di riflessione di ciascuno possano nel tempo darmi ragione.

Negli incontri con il personale e i loro rappresentanti ho tenuto distinti i diritti dei lavoratori,  che vanno sempre riconosciuti, dai privilegi,  che vanno sempre contrastati.

Nei colloqui con i singoli operatori  per affrontare le problematiche professionali e non, ho sempre invitato a confrontarsi con realtà esterne per verificare le differenze e accettare le sfide come momenti di competizione e di crescita, senza evitare la collaborazione.

Quando le fondamenta sono solide bisogna perseverare in ciò che si crede.

L’Azienda Ospedaliera  di Caserta possiede risorse umane, eccellenze professionali e un patrimonio di esperienza che, se ben indirizzate e organizzate, potrà battersi con le strutture più avanzate, è necessario solo credere in se stessi e diffidare di percorsi accomodanti troppo brevi per arrivare a obiettivi ambiziosi.

Se le mete non vengono raggiunte occorre essere orgogliosi, comunque, di aver partecipato con le sole proprie forze a confronti impegnativi.

Quanti hanno ritenuto di non seguirmi, rimanendo in attesa di ritorni al passato per riproporre aspettative su presupposti non corretti e avanzando poi pretese, potranno rivedere le loro posizioni, rinunciando al proprio particolare tornaconto in favore della cura di interessi collettivi.

Auguro a questa Azienda una gestione straordinaria di breve periodo, che consenta rapidamente  di trovare  un’identità rinnovata, fondata su un modello di apertura culturale”.

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