Toh! E se dietro la “cafonata” ai danni della Reggia vi fosse una truffa?

Toh! E se dietro la “cafonata” ai danni della Reggia vi fosse una truffa?

Gen 9, 2018

Iniziamo premettendo la citazione testuale dell’art.640 del codice penale “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito…”  (…e qui la pena cambia a seconda se di tratti di truffa o frode “semplice” oppure “aggravata” o, ancora, se il fatto è commesso non a danno di un cittadino/di cittadini bensì ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico).

Detto ciò, veniamo al dunque!

Lo scorso 5 gennaio, nella Reggia di Caserta, non doveva svolgersi un matrimonio, bensì un “evento di moda” organizzato dalla società “Urban Production S.r.l.” di Milano. Lo ha scritto in modo chiaro ed inequivocabile la “Film Commission Regione Campania” nella richiesta firmata dal suo direttore Maurizio Gemma ed inviata al Sindaco di Caserta Carlo Marino, all’Assessore agli Eventi Emiliano Casale ed al Comandante della Polizia Municipale Luigi De Simone.

Ma cosa è la “Film Commission Regione Campania”? E’ un ente costituito dalla Regione Campania nel 2004, operativo dalla primavera del 2005, trasformato in Fondazione a gennaio 2014 e la cui sede legale è a Napoli in via Santa Lucia n.81 (cioè nella sede della Giunta regionale della Campania). La “mission” della “Film Commission Regione Campania” (il cui Presidente del CdA è Valerio Caprara) è “promuovere la Campania come set ideale per la realizzazione di film, serie televisive, spot pubblicitari ed altri prodotti dell’audiovisivo, rafforzando la visibilità della straordinaria varietà di location e delle eccellenze artistiche e imprenditoriali del mondo dell’audiovisivo già esistenti sul territorio”.

Cosa c’entri quindi una Fondazione emanazione della Giunta regionale con un matrimonio, non è dato sapere. Ma soprattutto, se nella Reggia di Caserta doveva svolgersi un matrimonio, perché non dirlo chiaramente, senza celarsi dietro un “evento di moda”? Ma – per caso! – non è che la “Film Commission Regione Campania” ha chiesto e ricevuto qualche finanziamento regionale e/o statale per “intervenire” in questo particolare evento di moda?

In attesa di risposte, quel che al momento appare evidente è che qualcuno ha “ciurlato nel manico”. Perché? E, soprattutto, chi?

E qui sorge inevitabilmente spontanea un’altra domanda e cioè: Marino, Casale, De Simone e il Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori erano a conoscenza che nel Palazzo Vanvitelliano doveva svolgersi un matrimonio e non un “evento di moda”, sì o no?

Nel caso negativo, beh!, con tutto il dovuto rispetto, tutti e 4 hanno allora fatto la figura dei “fessi”, facendosi turlupinare e, di conseguenza, non svolgendo le loro mansioni istituzionali come dovuto, in particolare il Felicori che non è il proprietario della Reggia (…cioè non può fare tutto quello che gli frulla in testa, ma deve sempre dar conto…), bensi il “tutore”, colui cioè che “è il custode e l’interprete dell’identità e della missione del museo (o monumento), nel rispetto degli indirizzi dell’amministrazione responsabile. È responsabile della gestione del museo (o monumento) nel suo complesso, nonché dell’attuazione e dello sviluppo del suo progetto culturale e scientifico. È il responsabile ultimo dell’insieme dei processi gestionali. È garante dell’attività del museo (o monumento) nei confronti dell’amministrazione della comunità scientifica e dei cittadini”.

Nel caso invece che ne fossero stati tutti e quattro a conoscenza, allora la cosa cambia – e di molto! – ed assume aspetti inquietanti, gravi da tutti i punti di vista, forse anche penalmente…

Ed a proposito di Felicori!

L’ineffabile Direttore, i cui precedenti meriti nessuno si sogna di disconoscere, in questa occasione proprio una bella figura non ha fatto!

E siamo convinti che anche lui ne sia cosciente al punto tale che sta tentando, scherzandoci su (…lasciamo perdere poi il gusto delle battute…) di sminuire così la cosa…

Può un monumento, patrimonio mondiale dell’umanità, essere utilizzato a fini privati? Sì, ma a particolari e ben determinate condizioni che ne rispettino la valenza culturale, ne tutelino la solennità e la bellezza, senza stravolgimenti, cosi come si fa altrove (Dal Louvre al Castello di Schönbrunn, da Versailles a Ca’ d’Oro, ecc.). Altro che matrimoni trash!

 

Quali sono allora queste condizioni? Vi è un regolamento che le sancisca?

A parte le leggi dello Stato (che ogni soprintendente dovrebbe ben conoscere!), se la Reggia di Caserta un regolamento in merito, aggiornato al 2018, non dovesse averlo, allora il direttore ci dovrebbe lavorare su, proporlo e farlo approvare da chi di dovere. Fatto ciò, dopo – e solo dopo! – potranno essere fatte tutte le iniziative ritenute idonee che verranno avanzate (…e non i matrimoni camuffati da eventi di moda!).

D’altronde, a ben guardare, qualcosina c’è già: esiste un regolamento per i visitatori (ove, per esempio, è previsto che non si può mangiare, né mettere in funzione ad alto volume strumenti sonori, né deturpare…) ed uno per la gestione del marchio “Reggia di Caserta” (che sicuramente gli sposi Ammaturo-Guernera avranno rispettato per le loro brochures, inviti, menù, depliants, ecc.. O no?) da cui si può tranquillamente “prender spunto”.

Ma se questo lavoro non lo si fa prima, non si può dopo “piangere sul latte versato”. Altrimenti l’unico criterio sarà sempre e solamente quello imposto dal “dio denaro” e cioè pago e faccio quello che mi pare, come mi pare, indipendentemente da tutto e tutti (…tanto, se addirittura rompo qualcosa, posso permettermi anche di pagare gli eventuali danni) e senza minimamente considerare i danni di immagine (tipo, ad es., la foto del decoratore sul leone della scalinata che ha fatto il giro del mondo…) arrecati alla Reggia ed a Caserta.

Non funziona così la gestione di un bene pubblico; non può essere così la fruizione di un bene pubblico (il cui utilizzo privato deve essere estremamente limitato e doviziosamente codificato).

Così come ci siamo da sempre battuti contro l’utilizzo della Reggia barbarico (tipo le orde selvagge del lunedì di Pasquetta) e/o personalistico (il politico di turno che la utilizza secondo i suoi voleri), altrettanto non è corretto che il monumento vanvitelliano venga, senza condizioni e limitazioni, “violentato” previo il pagamento di una marchetta (…e qui poi ci sia consentita una digressione: 30mila euro? Neanche il prezzo della metà di una delle numerose autovetture di lusso cui è stata concessa la sosta dinanzi alla Reggia per il – testuale! – “carico e scarico degli ospiti”…).

Io pago? Per cui metto i fiori ove mi pare, i drappi come voglio, appendo le ghirlande a mio piacimento, faccio il bouffet ed il tavolo per mangiare ove mi aggrada, creo di sana pianta addirittura una discoteca in una delle sale che ho pagato…

E, visto che vi è anche qualcuno che plaude alla botta da 30mila euro realizzata da Felicori auspicando altresì che ve ne sia una a settimana, allora perché, se pecunia non olet, non realizzare a pian terreno nella Reggia un bel casinò – con l’ultima vocale accentata! – in modo da farne una patria per croupiers, sale da gioco e scommettitori che accorrerebbero a frotte da ogni parte del mondo? E poi, visto che in passato qualcuno ben più importante di Felicori ha tentato di farlo anche a Palazzo Grazioli, perché non impiantare ai piani alti un bel casino – stavolta con l’ultima vocale non accentata! – in modo da rendere enormemente più cospicui i guadagni e fare anche una opera meritoria, liberando dalle meretrici il viale Carlo III? Altro che 30mila euro… In fin dei conti non sarebbe che un “ritorno al passato” quando le “signorine” sostavano lungo il colonnato del Palazzo Reale per offrire i loro servigi a cortigiani ed armigeri…

No! Stavolta Felicori – che dovrebbe alla collettività delle risposte serie, non delle battute discutibili… – con il suo evento di moda/matrimonio ha proprio steccato e malamente!

(Vincenzo Gazzillo)

P.S.: L’abbiamo già scritto e lo ribadiamo: è stato deciso altrove che Caserta deve scomparire …nella monnezza, nell’incultura travestita da “modernismo” e nella colonizzazione selvaggia…

 

 

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